Accompagnati dalla preghiera della Veglia che si è tenuta in abbazia sabato 19 maggio, nella Domenica di Pentecoste l'Abate Donato ha presieduto la Celebrazione conventuale delle 10.30, durante la quale, come da consuetudine, ha impartito il sacramento della Confermazione a 25 emozionati Cresimandi che hanno scelto di vivere in Abbazia questo momento così importante della loro vita.


Di seguito il testo integrale dell'omelia dell'Abate Donato.  

 

 

SOLENNITÀ DI PENTECOSTE 2018

 

Le letture che sono state proclamate descrivono modi diversi – ma convergenti e complementari – con cui lo Spirito Santo agisce nella nostra vita di credenti rendendoci sempre più conformi a Gesù e sempre più capaci di rendergli una buona testimonianza.

1ª lettura: Dagli Atti degli Apostoli (2,1-11)
All’inizio del suo ministero pubblico, Gesù, citando il profeta Isaia, aveva detto di se stesso: «Lo Spirito del Signore è sopra di me» (lc 4,18). Similmente, nel racconto degli Atti degli Apostoli (2,1-11), la prima comunità cristiana si apre alla missione evangelizzatrice grazie all’effusione dello Spirito Santo, simboleggiato dal vento che si abbaté impetuoso sulla casa nella quale si trovavano gli apostoli, e dalle lingue di fuoco che si posarono sul loro capo.
È interessante notare come la discesa del¬lo Spirito Santo avvenga all’interno di una casa, ossia nel luogo dell’intimità, della quotidianità, degli affetti domestici, dell’accoglienza e del dono di sé. Lo Spirito si fa dunque presente nell’ordinarietà della vita, nella trama dei nostri giorni.
Il fatto poi che la casa sia scossa da un vento impetuoso, dice che la potenza dello Spirito Santo non può essere imbrigliata e rinchiusa entro i confini domestici – per quanto belli – ma deve raggiungere le strade della vita.
Accanto al vento vi è poi il simbolo del fuoco. Anche qui, tale simbolo ci dice che lo Spirito Santo è colui che purifica il nostro cuore e illumina i nostri passi, e, soprattutto, ci offre il suo calore e la sua luce perché le durezze della vita non ci illanguidiscano, non ci spengano e non ci facciano perdere la speranza.
Infine, il miracolo delle lingue di cui si parla nella prima lettura esprime la ricchezza dei doni di cui lo Spirito è portatore, e, in maniera specifica, di come esso faccia della molteplicità e della diversità non un elemento di divisione, ma un fattore di unità e di comunione.
E il fatto che tutti comprendano ciò che dicono gli apostoli, è segno che lo Spirito parla al cuore di ogni uomo e agisce in profondità, perché si rivolge alla nostra coscienza, a quella parte innata che è in ciascuno di noi, e che ci accomuna al di là della razza, del colore della pelle, della lingua o della religione.

2ª lettura: Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Galati (5,16-25)
Nella seconda lettura (Gal 5,16-25), Paolo parla dello Spirito Santo come di un dono che fruttifica. Il suo frutto è molteplice e mostra tutta la sua bellezza manifestandosi come amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.
Come abbiamo sentito, a fare da capofila all’elenco stilato da Paolo è l’amore. Esso, più degli altri frutti, rende l’intima essenza dello Spirito Santo. Esso è puro amore che, nel cuore della Trinità, lega il Padre al Figlio in uno scambio incessante, scambio, tuttavia, che non si ferma all’interno del circolo trinitario, ma deborda per raggiungere il cuore di tutti gli uomini. Come scrive sempre l’apostolo Paolo: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rom 5,5).

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27;16,12-15)
Nel brano evangelico, infine, lo Spirito Santo è presentato sia come “Paraclito”, come colui, cioè, che parla in nostro favore e, nello stesso tempo, ci consola, sia come “Spirito della verità”. Il termine “verità” non è qui legato ad un discorso logico e razionale di cui noi ci serviamo per giungere alla comprensione di noi stessi, della realtà, del mondo, ma è sinonimo di Cristo e del suo Vangelo. Gesù è la Verità che ci fa liberi, e questa Verità continua a raggiungerci nel sua Parola che salva.
È proprio in tal senso che lo Spirito Santo è anche colui che ci ri-corda (letteralmente: ci riporta al cuore, che, dal punto di vista biblico, è la sede dell’anima e della conoscenza) le parole di Gesù. Lo Spirito, cioè, gli rende testimonianza e ci guida alla comprensione di Lui e all’esperienza di Lui custodendo in noi le sue parole e chiarificandole affinché le trasmettiamo agli altri attraverso la testimonianza della nostra vita.

Invocazione allo spirito e preghiera silenziosa
Carissimi amici, che vi preparate a ricevere il sacramento della confermazione. La preghiera di invocazione allo Spirito Santo – che tra poco reciterò stendendo le mani su di voi, e che precede l’unzione con il sacro crisma – è preceduta da un breve momento di silenzio.
Vi invito, in quel momento, ad affidarvi alla forza luminosa dello Spirito Santo così come siete, con i vostri punti di forza e le vostre qualità, ma anche con le vostre fragilità, perché sono soprattutto quest’ultime che vanno consegnate al suo fuoco che purifica e riscalda, alla sua luce che illumina e consola.
Che lo Spirito operi in ciascuno di voi ciò che è bene per la vostra vita, e vi aiuti a vivere da autentici cristiani, contenti di esserlo e desiderosi di testimoniarlo agli altri con le parole e con le opere.
E così sia.

 

Servizio fotografico della domenica di Pentecoste di Roberto Mastronardi