Nell’ultimo giorno della sua permanenza a Cracovia, la Fiaccola benedettina “ Pro Pace et Europa Una” ha raggiunto la Cattedrale dei Santi Stanislao e Venceslao al Wawel per essere accesa e fare in modo che alimenti, quelle di quattro monasteri della Polonia, partendo dal monastero benedettino di Tyniec.

 

 

La Concelebrazione in latino, è stata presieduta da S.E. Mons Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia e concelebrata da S.E. Donato Ogliari, Arciabate e Ordinario di Montecassino, dal Vescovo Ausiliario di Cracovia Jan Szkodon designato dall’Arcivescovo Marek Jędraszewski impegnato in un’altra celebrazione, da Dom Luigi Maria Di Bussolo della Comunità monastica di Montecassino, don Davide Tononi Parroco della Concattedrale di Santa Maria di Norcia, dall’Abate dell’Abbazia di Tyniec con alcuni monaci della Comunità benedettina di Norcia.

Tra le autorità presenti, oltre al sindaco della città di Norcia, Nicola Alemanno, della città di Subiaco, Francesco Pelliccia e al Commissario Prefettizio della Città di Cassino Benedetto Basile, erano tra i fedeli il Console Onorario d’Italia in Polonia Katarzyna Likus e il Direttore dell’ Istituto Italiano di Cultura Ugo Rufino.

La Fiaccola, sostenuta a turno dai tedofori del CUS Cassino, dai marciatori di Norcia e dagli atleti di Subiaco ha continuato ad ardere durante tutta la celebrazione in una immagine davvero forte e importante per tutti.

Al termine, nella zona antistante la Cattedrale, le figuranti del gruppo delle popolane del Corteo Storico ‘Terra Sancti Benedicti’ hanno offerto ai presenti due delle danze del loro repertorio prima di salutare la Fiaccola che si è spostata verso l’Abbazia di Tyniec per la celebrazione dei Vespri nel pomeriggio presieduti dall’Abate Donato.

 

La trascrizione dell’Omelia pronunciata da S.E. Renato Boccardo :

 

“Il Vangelo ci propone oggi una pagina in cui ricorre una espressione che anche noi ripetiamo spesso: “Prima di togliere la pagliuzza nell’occhio di un tuo fratello, preoccupati di togliere la trave che hai nel tuo”. Questo risuona come un invito ad esaminare la propria coscienza: “Quando accusi un altro guarda prima il tuo dito”. É vero che tutto ciò che è buono suscita una nostra reazione immediata, e siamo spontaneamente indotti a condannare tutto ciò che non è bello e non è buono, dimenticando di esaminare prima ciò che non è bello e non è buono nella nostra vita, nel nostro modo di pensare di parlare o di agire.

Siamo spontaneamente condotti a trovare una giustificazione al nostro pensiero e alle nostre azioni. Gesù definisce una persona che si comporta così come un ‘ipocrita’ e l’ipocrita è colui che si preoccupa di curare l’apparenza senza curare con la stessa attenzione e preoccupazione ciò che c’è dietro.

e di qui l’invito alla coerenza e alla chiarezza interiore. E poi Gesù fa un’altra domanda : “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Perché, lo sappiamo bene, per essere guida di un altro, l’uomo deve avere in sé una luce e una ricchezza: pensiamo all’esempio di San Benedetto, che portava in sé la luce dello Spirito di Dio ed era arricchito dalla sapienza del Vangelo. E con questa forza interiore Benedetto è diventato Padre e Maestro di vita, non soltanto per i suoi monaci, ma per una intera generazione, per una intera società. Per questo l’Europa guarda a lui non soltanto come protettore ma anche come modello da imitare. E questo è il messaggio che la Fiaccola Benedettina, che ogni anno percorre le strade dell’Europa, vuole riproporre.

Le tre città che si ingloriano di avere S.Benedetto come illustre figlio e concittadino: Norcia Subiaco e Cassino, recano quest’anno la Fiaccola che rappresenta i valori di San Benedetto in questa gloriosa città di Cracovia. Per noi è un grande onore poter celebrare la liturgia in questa Basilica Cattedrale così ricca di storia: qui veneriamo le reliquie di S.Stanislao della regina Edvige, e portiamo con noi il ricordo vivo dell’indimenticabile Giovanni Paolo II. Ringrazio di cuore l’Arcivescovo Marek Jędraszewski, il Vescovo Jan Szkodon che qui lo rappresenta, che ci ha offerto questa possibilità.

Volevamo che da questa gloriosa Cattedrale il messaggio di San Benedetto risuonasse per tutto il Continente Europeo, perché quello che la Regola rappresenta e insegna costituisce l’anima vera dell’Europa: senz’anima non c’è presente e non c’è futuro. L’Europa non può essere fondata soltanto sulla finanza, sulla politica o sui muri che si continuano ad erigere, l’Europa si deve fondare sulle sue radici più autentiche che mettono al centro di ogni operazione l’uomo e il suo vero bene. E questo il messaggio che la Fiaccola vuole riproporre ancora una volta a tutti noi che siamo qui: rilanciando questo appello non soltanto alle istituzioni, a coloro che reggono le sorti dei popoli, ma rivolgendolo agli uomini e alle donne di buona volontà qui presenti. E questo messaggio ci riporta alla pagina del Vangelo che è stata proclamata laddove Gesù dice che l’uomo buono trae fuori il bene dal bene che porta dentro e l’uomo cattivo trae fuori il male dal male che ha dentro. È il cuore la parte interiore di noi dove si genera il bene e si genera il male. Dal cuore nascono le intenzioni buone e le intenzioni cattive e dunque le opere buone e le opere cattive .

Nel nostro soggiorno ci siamo recati nella giornata di ieri al campo di concentramento di Auschwitz e abbiamo visto come la cattiveria dell’uomo può procurare e generare il male. E di fronte a tutto questo rimane la domanda: come è possibile? come può l’uomo essere così cattivo nei confronti dei suoi simili? Ma non dobbiamo farci spaventare: nel nostro mondo c’è tanto bene che non fa rumore e che non appare, ma cresce, si moltiplica e lascia il segno. Ed è questo bene che si inserisce nel tessuto sociale e frena e interrompe il progredire e la crescita del male. Noi sentiamo allora che il bene e il male dipendono anche da noi perciò è necessario convertire il cuore, cioè purificarlo da alcuni germi di male sapendo che il bene della nostra società, delle nostre comunità civili ed ecclesiali non dipende unicamente da coloro che hanno una qualche pubblica responsabilità, ma dipende dall’impegno, dalla generosità e dalla coerenza di ciascuno.

Ecco perché bisogna stare all’altare del Signore come mendicanti per chiedere che con le opere della Quaresima ormai alle porte riusciamo a vincere il male con il bene. Perché convertendo il nostro cuore possiamo dare anche noi il nostro personale contributo al bene di tutti. Ci aiuti e ci sostenga il Signore con il dono della forza del suo spirito”.

Servizio fotografico di Roberto Mastronardi

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