Il 71° anniversario della liberazione di Montecassino al cimitero polacco, tra suoni di oggi, ricordi di ieri ed emozioni senza tempo.

Il suono delle campane del monastero, le medaglie sul petto dei militari, il bianco delle tombe del cimitero, il rosso dei papaveri, la bandiera polacca, la bandiera italiana e le voci del coro della Parrocchia di San Pietro di Cassino del Maestro Sonia Miele. Se guardi avanti c'è il cimitero, se ti volti c'è la maestosa Abbazia. Il respiro è sospeso fra tanta bellezza e tanta sofferenza. Le emozioni non sono facilmente individuabili, si sovrappongono e lasciano poco spazio al pensiero.

La mattinata per la commemorazione dei soldati caduti durante la liberazione di Montecassino è iniziata alle 10.00 quando il nuovo Ambasciatore di Polonia al Quirinale S.E.Thomas Orlowski ha incontrato l'Abate Donato in Abbazia e si è trattenuto per una piacevole chiacchierata informale. Alle 11.00 al cimitero polacco tra le autorità militari, civili e religiose e le scuole polacche di Roma, S.E. l'Arcivescovo Szczepan Wesoły, reduce di guerra del Secondo Corpo di Armata polacco, ha celebrato la Santa Messa: canti in italiano e in polacco si sono piacevolmente alternati trasportando i presenti in una atmosfera quasi senza tempo.

Solo un anno fa 1000 scout polacchi avevano deposto un papavero rosso su ciascuna delle oltre mille tombe del cimitero; sono passati settantuno anni da quel 18 maggio del 1944, ma il ricordo non svanisce anzi si rafforza, la storia viene letta e riletta nelle sue varie sfaccettature e ogni lettura porta alla luce un diverso ed importante aspetto di vicende ormai a grandi linee note a tutti, ma, si sa, la storia è fatta da infinite piccole storie che si intrecciano, più o meno comprensibilmente, a creare la trama principale.

E questo sembra saperlo bene il Colonnello Eric Jankowski, unico veterano presente ieri oltre all'Arcivescovo, mentre racconta a chi gli sta accanto la sua personale battaglia per la liberazione di Montecassino: le sue paure, i suoi occhi che guardano le macerie, i colori del cielo non più azzurro, la terra bruciata, la bandiera polacca che sventola sulle rovine dell'immenso monastero e la forza che ancora ha per poter trasmettere quei ricordi.

Perché ricordare è importante. Commemorare assieme aiuta a non rendere vano il sacrificio di quelle migliaia e migliaia di giovani vite non vissute, cristallizzate per sempre in quei giorni del 1944, che affollano i cimiteri di guerra di tutta Italia e che meritano, almeno un giorno all'anno, un po' di attenzione da parte di ciascuno di noi che di quella libertà, così faticosamente e duramente conquistata, possiamo godere ogni giorno.

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