“Affrontiamo la crisi attuale tenendoci per mano”: l’Abate Donato al convegno di Confimprese esorta a non dimenticare il valore della solidarietà.

La difficile situazione economica mondiale ha influito sull'esistenza di ciascuno, ha condizionato le scelte e di conseguenza la vita di ogni giorno.

In molti casi il lavoro è stato il primo bene a cui si è dovuto rinunciare e tanti non sono riusciti ad affrontare con serenità la mancanza di certezza economica, di quella sicurezza lavorativa che porta con sé in maniera inscindibile la possibilità di vivere dignitosamente. Le piccole imprese hanno visto, più di altre, chiudersi la possibilità di crescita e sviluppo o, alla peggio, chiudersi del tutto le porte del credito bancario, vedendosi costrette a non poter più pagare fornitori e dipendenti.

In questo quadro non roseo, può essere utile unirsi per cercare di superare la difficoltà, ed è questo il segnale che arriva dalla prima "Festa della micro e piccola impresa"  del 25-26-27 settembre a Cassino organizzata da Confimprese Italia, dal titolo "Strette di mano", alla quale l'Abate Donato ha partecipato venerdì 25 portando ai presenti il suo saluto e quello della Comunità monastica:

" [...]L'incontro di oggi è legato per me anche ad un ricordo personale perché mio padre faceva parte di quella che si chiama "micro-impresa": io provengo da una regione, la Lombardia che pullula di micro-imprese anche se oggi un po' meno perché la crisi si fa sentire anche da quelle parti.

Mi è piaciuto molto questo titolo " Strette di mano", che si può intendere in tantissimi modi, si è parlato di patti, ad esempio, che possono essere verticali, con il governo con i sindacati ecc., ma c'è un patto che non dovremmo mai dimenticare: quello orizzontale nei confronti di qualsiasi persona che incontriamo sul nostro cammino e soprattutto con coloro che sono i nostri diretti collaboratori con cui ogni giorno lavoriamo, sudiamo e gioiamo.

La stretta di mano a me ha subito portato alla mente il concetto di solidarietà che, purtroppo, rischia di essere lasciato nell'ombra o comunque nella penombra, quando invece nella cultura comune era un concetto base. Oggi credo che si debba combattere contro questo rischio: che venga modificato o indebolito il grande valore della solidarietà, che rende tutto più bello e in qualche modo anche più semplice quando viene attuato con spirito buono e con buon intento.

È vero poi che molti presìdi vengono meno ma mi auguro che l'Abbazia di Montecassino, che è già durata 15 secoli, ne possa durare altrettanti e possa essere davvero un serbatoio di senso e speranza per tutto il territorio.

Questo è il mio augurio e anche quello della comunità monastica che ho l'onore di animare e rappresentare. In momenti di crisi credo che questo sia l'apporto più bello che possiamo dare, certo con il nostro taglio un po' più spirituale, ma quando dico spirituale dico umano, perché lo spirito attiene alla nostra umanità. Io mi auguro e spero che possa essere percepita proprio così la nostra presenza qui sul territorio."

 

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