L'abate Donato, tra i premiati con il "Premio per la Fratellanza 2015", invita i giovani a cercare l'essenziale nella vita quotidiana.

Cassino, città martire per la Pace, ha ospitato per la prima volta il Premio per la Fratellanza, giunto ormai alla sua 27ª edizione. Nato da un'idea del cav. Tony De Bonis nel 1988 a Buenos Aires, il premio è stato consegnato da allora a tantissimi testimoni di Pace e Fratellanza non soltanto in Italia.

Anche quest'anno il Presidente del Premio e la commissione chiamata ad esprimersi  hanno rivolto la propria attenzione ad esponenti del mondo giornalistico, rappresentanti delle istituzioni, dello sport e dello spettacolo coprendo così tutti quegli ambiti della realtà in cui ciascuno ha la possibilità quotidianamente di essere attento all'altro e lo fa mettendo in campo se stesso, il proprio tempo e il proprio cuore.

Il primo ad essere premiato lunedì 28 settembre è stato l'Abate Donato per l'impegno profuso nel suo anno di abbaziato a diffondere il messaggio di Pace che raggiunge chiunque arrivi in Abbazia e venga in contatto con la parola di s. Benedetto, attraverso la realtà monastica di Montecassino.

La scritta PAX sull'ingresso antico dà il benvenuto a chiunque giunga alla casa di s.Benedetto: che si arrivi per visitare o per pregare, ognuno, più o meno consapevolmente, è alla ricerca della pace, una pace interiore o una pace che è assenza di guerra, così come per tutte quelle persone che cercarono rifugio dai bombardamenti del 1944 nello scalone della Abbazia proprio dietro a quel portone.

Nel ringraziare per il riconoscimento appena ricevuto, l'abate Donato ha ricordato che "la presenza monastica, nel mondo intero non semplicemente a Montecassino, deve essere strumento per diffondere un forte messaggio di Pace. La Pace riassume tutti gli altri doni: quando abbiamo la Pace dentro di noi è più facile dar vita agli altri valori che sono alla base della convivenza civile, umana: il rispetto, la dignità di ogni persona, di quello che è e non semplicemente di quello che fa. Questo ci aiuta a crescere: quel desiderio di fratellanza che dovrebbe essere cemento del nostro vivere quotidiano.

Il nostro progetto, il progetto della Comunità monastica di Montecassino, è nella nostra presenza; noi non abbiamo una attività pastorale diretta se non quella testimonianza che offriamo a chi giunge sul monte di Cassino, attraverso il contatto con i pellegrini i visitatori, coloro che giungono per vivere qualche giornata di riflessione e preghiera insieme alla comunità monastica. E questo aspetto stiamo cercando di incrementarlo nel nostro territorio ma anche oltre.

I giovani sono un po' una nostra preoccupazione: guardano alla vita monastica come a qualcosa di astruso, di lontano da quello che si vive nella quotidianità. Io, rappresentando questa sera la Comunità monastica, vorrei che intuissero come i valori che stanno alla base di ogni persona umana sono anche alla base di una autentica vita spirituale. Noi cerchiamo di vivere innanzitutto come uomini perché il Cristo, secondo la visione della nostra fede, è l'uomo perfetto, e noi lo seguiamo per essere pienamente uomini e felici.

Rivolgo quindi questa sera un invito a tutti noi a ricercare quello che è essenziale, a non lasciarsi prendere dalle cose di superficie che risplendono per un momento ma che poi sono come un fuoco di paglia, non lasciano nel nostro cuore, nella nostra anima qualcosa che dà calore alla nostra esistenza."

 

 

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