"Gioiamo di tutto ciò che l'arte sa evocare in noi": l'Abate Donato al Vernissage per la mostra "Neoplaciti".

 

 

Domenica pomeriggio 4 ottobre è stata inaugurata nella sede del Museo Archeologico Nazionale 'G.Carettoni' di Cassino la mostra di Alfredo Rapetti Mogol dal titolo : NEO PLACITI, a cura di Roberto Capitanio.

L'Abate Donato, invitato al Vernissage, ha espresso ammirazione per le opere esposte invitando, tra le altre cose, a non cercare di capire l'arte ma a gioire di tutto ciò che essa in noi può evocare.  Riferimento obbligato anche al Placito Cassinese del 960 custodito con cura nell'archivio dell'Abbazia di Montecassino dal responsabile dell' Archivio d.Mariano Dell'Omo:

"Il titolo Neo-Placiti, dato alla mostra, richiama volutamente il famoso Placito cassinese conservato nell'Archivio storico dell'Abbazia di Montecassino. Contestualmente ci ricorda anche l'importanza che da sempre, nei monasteri, è stata attribuita alla scrittura.

Non si dimentichi che il motto con cui solitamente si definisce il monachesimo benedettino, "Ora et labora – Prega e lavora!", non è completo. Ad esso va aggiunto un terzo elemento, il "lege: leggi!". Esso pure, infatti, ha giocato un ruolo fondamentale nell'epopea spirituale, culturale e civilizzatrice del benedettinismo. E va da sé che il saper leggere implicava il saper scrivere.

Mi pare che le opere di Alfredo Rapetti Mogol qui esposte racchiudano una potenza allusiva il cui medium è qui rappresentato dalla scrittura trasferita all'arte figurativa, e più precisamente alla pittura. Certo, le lettere che si susseguono sulle tele sono senza alcun significato, e proprio per questo esse ci rammentano come qualsiasi espressione artistica sia spalancata su un significato "altro" al quale è provocato chi guarda. Più che la comprensione, dunque, credo che sia l'evocazione il giusto criterio per accostare queste opere.

Anziché sforzarci di capire che cosa vogliano dire, occorre cioè che le contempliamo lasciando che siano esse a suscitare in noi pensieri, emozioni e sentimenti che magari non avevamo preventivato. In fondo, questa è una delle funzioni principali dell'arte in generale: parlare a chi la fruisce al di là delle stesse intenzioni dell'artista.

Infine, lo stesso fatto che le scritte di Rapetti Mogol assomiglino a degli elettrocardiogrammi, può, a mio parere, costituire un invito a contemplare l'arte non tanto o non solo con l'ausilio della ragione, ma anche, e talora soprattutto, con le ragioni del cuore".

 

Grazie ad Antonio Capraro e Roberto Capitanio per averci fornito le foto.

 

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