Familiari e amici del dott.Oreste Del Foco in Abbazia per ricordarlo assieme in occasione del suo trigesimo.

Un mese fa la Comunità monastica di Montecassino e tutta la città di Cassino si sono strette con grande affetto attorno alla famiglia del dottor Oreste Del Foco, stimatissimo professionista ma soprattutto persona di grande spessore umano, per dargli l’ultimo saluto.

Conosciuto da tutti in città, il dottor del Foco è stato per molti anni il medico curante e un solido punto di riferimento per i monaci dell’Abbazia. La sua presenza, assieme alla cara moglie Brunella, ogni domenica per la Messa conventuale delle 10.30 era una certezza ed una calda abitudine familiare, di quelle che, se una volta non si verificano, lasciano una certa inquietudine sul perché di quella assenza.

L’immagine del dottor del Foco che, silenziosamente sale con calma le scale del chiostro bramantesco, sempre accanto alla moglie Brunella, l’uno sostenendosi al braccio dell’altra, è qualcosa che, chi vive la quotidianità del monastero, difficilmente riuscirà a dimenticare.

Durante la Messa per il trigesimo, celebrata sabato sera 17 ottobre nella Basilica Cattedrale di Montecassino, l’Abate Donato ha ben racchiuso nelle sue parole l’essenza di ciò che si percepiva stando accanto al dottor Del Foco, e che chi lo ha conosciuto non potrà dimenticare:

“Nel trigesimo della scomparsa del nostro caro Oreste, il Vangelo (Mc 10, 35-45 ) ci offre una bella pagina in cui si parla del servizio. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo, anche se solo in questo ultimo anno, però credo mi sia stato sufficiente per cogliere ciò che lo animava e ciò che certamente lo ha animato nel corso della sua vita e della sua professione, che credo abbia proprio vissuto con questa logica del servizio cristiano, attento a chi gli sta di fronte, non considerato come semplice numero o un anonimo.

Credo che questo, assieme ai tanti altri che ci ha lasciato, sia uno degli insegnamenti che dovremmo fare nostri e credo che questo suo servizio fosse animato da una fiamma interiore alla quale possiamo, senza tema, dare il nome della triplice virtù teologale: Fede, Speranza e Carità. Se nel cuore del credente non pulsa questa triplice virtù, se non c’è questo fuoco, tutto quello che diciamo o facciamo rimarrà senza seguito, lascerà il tempo che trova.

Oreste non è più visibilmente in mezzo a noi, ma sappiamo che la Chiesa non siamo solo noi che andiamo a messa la domenica, che cerchiamo di essere buoni cristiani, la Chiesa è molto più ampia. Noi siamo la Chiesa militante che è ancora qui peregrina sulla terra, ma anche coloro che visibilmente non sono più in mezzo a noi continuano a rimanere con noi, parte di questo Corpo di Cristo che è la Chiesa.

Ecco perché è proprio nell’Eucarestia che incontriamo i nostri cari, le persone che abbiamo conosciuto e che non sono più in mezzo a noi, perché qui il corpo di Cristo si invera, miracolosamente si invera e di questo corpo di Cristo ci ciberemo entrando in comunione con tutta la Chiesa: quella Purgante – che è nel purgatorio in attesa di entrare al cospetto di Dio-e quella Trionfante - che è in Paradiso – oltre che con la Chiesa militante, i nostri fratelli e le nostre sorelle di quaggiù.

Proseguiamo allora questa celebrazione con questa certezza e pensando a lui, a Oreste che ci guarda dal cielo e partecipa con noi a questa Eucarestia.”

 

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