Nel 65° anniversario del Consorzio di Bonifica Valle del Liri, l’Abate Donato ricorda il valore dell'opera di bonifica dei monaci benedettini.

 

Il Consorzio di Bonifica Valle del Liri ha festeggiato i suoi 65 anni a Montecassino sabato mattina, 24 ottobre.

Nel tema della mattinata - Una risorsa per il territorio: ieri per la ricostruzione, oggi per lo sviluppo e la sicurezza idrogeologica, - era già in nuce quello che poi sarebbe stato il filo conduttore di tutti gli interventi dei relatori.

Studenti di alcuni Istituti Superiori di Cassino, insieme a tutti gli altri invitati, hanno potuto visitare una interessante mostra fotografica che cronologicamente ha illustrato il percorso di crescita del Consorzio al servizio del cittadino con il suo lavoro di bonifica, manutenzione e monitoraggio di aree a rischio.

Molti gli interventi che hanno toccato diversi aspetti tecnici inerenti l'opera del Consorzio, ma, prima di dare il via ai lavori del convegno, l'Abate Donato ha volutoStudenti di alcuni Istituti Superiori di Cassino, insieme a tutti gli altri invitati, hanno potuto visitare una interessante mostra fotografica che cronologicamente ha illustrato il percorso di crescita del Consorzio al servizio del cittadino con il suo lavoro di bonifica, manutenzione e monitoraggio di aree a rischio.

Molti gli interventi che hanno toccato diversi aspetti tecnici inerenti l'opera del Consorzio, ma, prima di dare il via ai lavori del convegno, l'Abate Donato ha voluto recitare assieme ai presenti un "Padre Nostro" a benedizione della mattinata e di questo percorso lungo 65 anni.

Alla preghiera è seguito un saluto ai presenti ed un ricordo del valore dell'opera di bonifica portata avanti in passato dai monaci benedettini:

CONVEGNO DEL CONSORZIO DI BONIFICA
VALLE DEL LIRI
65° anniversario
Montecassino, 24 ottobre 2015



Come sappiamo, il termine "bonifica" ha un significato polivalente, e uno dei meriti del monachesimo occidentale,– soprattutto nel Medioevo – è stato quello di avere svelato questa ricchezza di senso.

Pensiamo al prosciugamento delle paludi, alla deviazione di corsi d'acqua a scopi irrigui, alla bonifica e al dissodamento di terreni selvaggi e incolti da adibire a pascolo o alle colture di ogni tipo, dai cereali agli alberi da frutto alla vite, ecc. È noto che i monaci, con le loro «fattorie modello», hanno esercitato una funzione decisiva nella vita economica ed agricola del Vecchio Continente, tanto da essere stati definiti dal noto storico Henri Pirenne dei veri e propri "educatori economici".

Così si esprimeva Guglielmo di Malmesbury (1080-1142) a proposito dei territori messi a frutto dai monaci dell'Abbazia di Thorney nel Cambridgeshire:
«In mezzo a stagni orridi in cui gli arbusti si avviluppano formando una macchia inestricabile, una pianura di erbe verdissime attira gli sguardi per la sua fertilità, senza che alcun ostacolo arresti il passo del viaggiatore. (...) qui la terra porta alberi fruttiferi, là le vigne strisciano sul suolo o si slanciano su alti pergolati. In questo sito la coltura gareggia con la natura: ciò che questa ha dimenticato, l'altra lo fa sorgere. E che dire della bellezza degli edifici le cui fondamenta incrollabili sono state gettate sulle maremme?» (De gestis pontificum Angliae, 4).

Ma non vanno sottaciute, a questo punto, le motivazioni profonde che sottostavano a queste attività monastiche. Ne metto in evidenza solo alcune:

a. Attraverso la rude fatica che la trasformazione della natura selvaggia comportava, i monaci del Medioevo davano a questa stessa natura un "senso". Se la rendevano più amica. Un concetto, questo, di grandissima attualità, e che la recente enciclica Laudato sii di papa Francesco ha rimesso in luce: la natura/la terra è la "casa comune" che va trattata e custodita in maniera armonica, e non selvaggiamente sfregiata.

b. Dal punto di vista prettamente religioso e spirituale, i monaci erano inoltre convinti che, attraverso la fatica del lavoro, essi si potessero riscattare dalla condizione di peccato. E le terre già dissodate – paragonate a quelle ancora selvagge e incolte – diventavano metafora e nello stesso tempo immagine concreta di questo riscatto o trasformazione spirituale a cui i monaci anelavano.

Tali motivazioni etiche e spirituali, oggi sottovalutate o ignorate dall'uomo contemporaneo, hanno invece avuto un peso non indifferente nell'opera di bonifica portata avanti dai monaci, almeno nella fase iniziale dell'opera agraria.

Non va dimenticato, infine, che al centro di ogni attività monastica vi era la ricerca di Dio.

Del resto, i monaci non avevano innata la vocazione a colonizzare, a dissodare, a creare fattorie modello (vere e proprie imprese d'avanguardia dove si conducevano audaci esperimenti di agronomia e si istruivano in maniera illuminata le masse rurali); non avevano una naturale inclinazione a prosciugare paludi o a costruire mulini, a incrementare l'arte dell'apicoltura o a prendersi cura dei boschi, a coltivare nuove specie di frutti o a produrre vino e formaggio. Se tutto questo è diventato realtà lo è diventato alla luce di una ricerca di Dio che si apre anche sul mondo dell'uomo e lo illumina.

Sull'onda di questa consapevolezza spirituale – che compenetra fin nelle midolla il significato della vita monastica, ieri come oggi – vorrei terminare questo mio breve intervento citando le parole pronunciate da papa Benedetto XVI nel 2011, durante la sua visita al monastero certosino di Serra S. Bruno, in Calabria:

«I monasteri hanno nel mondo una funzione molto preziosa, direi indispensabile. Se nel medioevo essi sono stati centri di bonifica dei territori paludosi, oggi servono a "bonificare" l'ambiente in un altro senso: a volte, infatti, il clima che si respira nelle nostre società non è salubre, è inquinato da una mentalità che non è cristiana, e nemmeno umana, carente di una dimensione spirituale. In questo clima non solo si emargina Dio, ma anche il prossimo. Il monastero, invece, è modello di una società che pone al centro Dio e la relazione fraterna. Ne abbiamo bisogno anche nel nostro tempo»[1].

[1]Benedetto XVI, Visita pastorale a Lamezia Terme e a Serra San Bruno; Incontro con la popolazione di Serra San Bruno (9 ottobre 2011).
Montecassino Consorzio 1 Montecassino Consorzio 2 Montecassino Consorzio 3 Montecassino Consorzio 4 Montecassino Consorzio 5 Montecassino Consorzio 6 Montecassino Consorzio 7 Montecassino Consorzio 8 Montecassino Consorzio 9 Montecassino Consorzio 10 Montecassino Consorzio 11 Montecassino Consorzio 12 Montecassino Consorzio 13 Montecassino Consorzio 14 Montecassino Consorzio 15 Montecassino Consorzio 16