"Mai disperare della misericordia di Dio": nell'omelia dell'Abate Donato il significato e il messaggio dell'apertura della Porta della Misericordia oggi a Montecassino.

"Nel Vangelo di Giovanni, Cristo si identifica con la "porta":

«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. (...) Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,7-9).

In quanto "porta", Gesù è l'unico che ci può immettere nella comunione con Dio, ed è con la sua morte di croce che egli, versando il suo sangue per noi, ci ha dischiuso la porta della misericordia divina.[...]
Anche la simbologia della "porta", dunque, carissimi fratelli e sorelle, ci riconduce al cuore della fede cristiana, all'amore di Dio che ci raggiunge in maniera gratuita e che attende di essere trasformato nel dono di noi stessi a Lui e ai fratelli."

Con queste parole l'Abate Donato introduce il concetto di "Porta" nel contesto Giubilare di questa terza domenica di Avvento in cui, secondo quanto stabilito da Papa Francesco nell'indizione appunto del Giubileo Straordinario della Misericordia, anche per la Basilica Cattedrale di Montecassino è arrivato il momento dell'apertura della Porta Santa, della Porta della Misericordia.

Forze dell'ordine, ospiti della Casa Circondariale di Cassino, rappresentanza della Croce Rossa Italiana e tanti fedeli attendevano nel Chiostro dei Benefattori l'Abate Donato e la Comunità monastica che, arrivata in processione dalla Chiesetta di S.Anna, ha dato inizio al rito dell'Apertura, per poi procedere, sempre in processione verso la porta bronzea sul lato destro della Basilica.

La porta, riconoscibile dallo stemma Giubilare e da due bellissimi festoni laterali che la racchiudono, è stata quindi attraversata da quanti erano presenti, che hanno seguito la Comunità monastica dal Chiostro verso la Basilica.  Nell'Anno Giubilare appena iniziato, quindi, la Porta resterà aperta anche per  le migliaia di persone che, come di consueto, saliranno in Abbazia durante i loro pellegrinaggi o il loro percorso di preghiera personale.

 

Sono in molti però a non conoscere il significato di questo rito e in questo possono essere di aiuto  le parole che nella sua omelia l'Abate Donato, partendo dalla Liturgia del giorno incentrata  sulla gioia, ha  utilizzato per approfondire il significato profondo della Porta, della sua apertura, e per ricollegarlo poi anche alla Misericordia, come sappiamo tema portante dell'anno Giubilare.

 

 

Testo integrale dell'omelia dell'Abate Donato

 

 
 
III DOMENICA DI AVVENTO
Apertura della Porta della Misericordia


La liturgia della Parola di questa terza domenica di Avvento – chiamata Gaudete – ci parla della gioia.

Così il profeta Sofonia: «Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta ed acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!». Gli fa eco l'apostolo Paolo: «Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti!». L'intenzionale ripetizione: «... ve lo ripeto: siate lieti!» ci fa intuire l'obiezione che l'Apostolo aveva sicuramente previsto da parte dei suoi ascoltatori: Come è possibile essere "sempre" lieti quando i rovesci della vita ne oscurano l'orizzonte e l'animo è offuscato dalla tristezza o oppresso dall'inquietudine e dal dolore?

La motivazione di questa gioia non sta tanto nella capacità, più o meno grande, dei singoli credenti di reagire alle vicissitudini della vita, ma nella certezza – di natura oggettiva – che il Signore è con noi e ci sostiene con il suo amore.

Si chiude così il brano del profeta Sofonia che è stato proclamato: «Il Signore tuo Dio, in mezzo a te, è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia». Anche l'apostolo Paolo ci ricorda: «Il Signore è vicino».

La gioia del credente – carissimi fratelli e sorelle – non è dunque una gioia legata a situazioni contingenti e passeggere. È un dono di Dio che dimora nel profondo del nostro essere e che resiste e persiste anche in mezzo alle avversità.

All'esortazione alla gioia, contenuta nelle prime due letture, si affianca, nel Vangelo, una domanda terra-terra, quella che le folle rivolgono a Giovanni il Battista: «Che cosa dobbiamo fare? ».

Sulle prime, può sembrare che questa domanda non abbia nulla a che vedere con la gioia. In realtà, vi dovremmo aggiungere le parole: «Che cosa dobbiamo fare per essere persone realizzate e felici?».

La risposta è: dare, donare. Questo è il modo con cui si declina l'amore che ci ha insegnato Gesù e che sta al cuore del suo Vangelo, ma che è anche una verità inscritta nella legge della vita: è dando che l'essere umano si realizza e giunge alla vera felicità. Lo affermava anche uno scrittore pagano: «Noi siamo quello che diamo».

Giovanni il Battista ripete lo stesso messaggio ai pubblicani e ai soldati – a coloro, cioè, che erano più esposti a commettere soprusi – facendo loro capire che devono cominciare col non fare alcune cose (ad esempio, non esigere più del dovuto, non estorcere nulla a nessuno) per poi aprirsi alla positività del dono.

È infatti nel dono – non solo delle cose materiali, ma soprattutto di noi stessi, del nostro tempo, della nostra attenzione e sollecitudine, della nostra solidarietà, della nostra vicinanza – che è racchiusa la possibilità di sperimentare concretamente la felicità e di riversarla attorno a noi – là dove viviamo, studiamo, lavoriamo. Solo così possiamo dare un autentico contributo alla costruzione di un mondo nuovo, più giusto, più solidale, più buono, più fraterno, più felice appunto.

Ma – ci chiediamo – che cosa significa tutto questo alla luce del Giubileo della Misericordia e dell'apertura della "Porta della Misericordia"?

Quali indicazioni offre questa preziosa e rara circostanza alla domanda che ci ha guidati finora, ossia: "Che cosa dobbiamo fare per essere felici?".

MISERICORDIA
Innanzitutto, nell'ordito, talora aspro, di una vita che vuole farsi dono, «non bisogna mai disperare della misericordia di Dio» – come dice S. Benedetto.

Alla luce di questa convinzione – che è alla base dell'indizione di questo Anno Santo straordinario – papa Francesco auspica una più profonda coscienza della centralità dell'amore misericordioso di Dio nella vita cristiana.

Tale amore misricordioso, infatti, non costituisce solamente il fondamento della perfezione divina, ma è anche l'architrave che sorregge la vita e la missione della Chiesa (cf. MV, n. 10), la quale è chiamata a mostrare al mondo che il cuore (cor) di Dio – resosi visibile in Gesù di Nazareth – è costantemente rivolto al misero (miser) e al peccatore, cioè ad ogni uomo.

Questa è la consolante verità e bellezza della misericordia divina: essa non disdegna di incrociare la fragilità e la debolezza della nostra natura umana, per trasfigurarla ed aprirla alla vita vera, alla vita felice, insegnataci dal Cristo.

Inoltre, poiché Dio, nella sua immensa misericordia, si sente responsabile per noi, in quanto «desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni», così – dice papa Francesco – «è sulla stessa lunghezza d'onda che si deve orientare l'amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri» (cf. MV, n. 9).

PORTA
Nel Vangelo di Giovanni Cristo si identifica con la "porta":

«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. (...) Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,7-9).

In quanto "porta", Gesù è l'unico che ci può immettere nella comunione con Dio, ed è con la sua morte di croce che egli, versando il suo sangue per noi, ci ha dischiuso la porta della misericordia divina.

Non dimentichiamo, inoltre, che anche la "memoria del battesimo", che abbiamo rivissuto poco fa attraverso il rito di benedizione e di aspersione con l'acqua benedetta, rievoca la simbologia della porta. Il battesimo è, infatti, la porta d'ingresso nella comunità ecclesiale, porta grazie alla quale diventiamo cristiani, cioè figli di Dio e fratelli di Cristo, al quale aderiamo nella fede per apprendere da Lui ad essere misericordiosi come è misericordioso il Padre che è nei cieli.

Anche la simbologia della "porta", dunque, carissimi fratelli e sorelle, ci riconduce al cuore della fede cristiana, all'amore di Dio che ci raggiunge in maniera gratuita e che attende di essere trasformato nel dono di noi stessi a Lui e ai fratelli.

PROCESSIONE
Infine, il senso della processione con la quale abbiamo varcato la Porta della Misericordia e percorso la navata di questa Basilica Cattedrale, cuore pulsante della nostra abbazia. L'incedere assieme processionalmente allude al pellegrinaggio che la Chiesa – non come singoli, ma come comuione di menti e di cuori – compie verso Cristo Gesù, sua àncora di salvezza.

Ma la processione – come possiamo facilmente intuire – è anche una metafora o un'icona della nostra vita terrena, la quale, pure, è un pellegrinaggio, un cammino fatto di mete intermedie che danno un senso di realizzazione alla nostra esistenza, nell'attesa di raggiungere la meta finale, costituita dalla nostra dipartita dalla scena di questo mondo e dall'ingresso nella vita eterna di Dio.

Ma, ancora – come ci ricorda papa Francesco –, il pellegrinaggio è altresì «un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione (...).

Il Signore Gesù indica le tappe del pellegrinaggio attraverso cui è possibile raggiungere questa meta: "Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio"(Lc 6,37-38)».

Queste le tappe che dovrebbero scandire il nostro cammino di credenti e attraverso cui realizzare le parole che Gesù disse un giorno ai suoi discepoli, e che oggi ripete a noi: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).

Nell'iniziare l'Anno Giubilare con questo spirito, affidiamoci al sostegno materno di Maria, Madre di Misericordia.
Amen

 

Per le foto si ringrazia Roberto Mastronardi

 

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