"Per quanto arduo e paradossale possa risuonare ai nostri orecchi, lì, nel corpo di Gesù crudelmente straziato, l'amore trionfa": le parole dell'Abate Donato nel Venerdì Santo.

Il racconto del Venerdì Santo a Montecassino passa attraverso le foto del pomeriggio e le parole dell'Abate Donato, che riportiamo qui di seguito nel testo integrale della sua omelia. 

 

VENERDÌ SANTO 2017

 


«Maltrattato si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca"
(Is 53,7 – Quarto carme del Servo)».

La missione di Gesù, Verbo di Dio, trova il suo compimento nel Mistero Pasquale di morte e risurrezione. Dopo aver annunciato in molti modi, con parole e opere, l'Amore misericordioso del Padre, che «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tm 2,4), sulla croce «il Verbo ammutolisce, diviene silenzio mortale (...) si è "detto" fino a tacere, non trattenendo nulla di ciò che ci doveva comunicare. Suggestivamente i Padri della Chiesa, contemplando questo mistero, mettono sulle labbra della Madre di Dio questa espressione: "È senza parola la Parola del Padre, che ha fatto ogni creatura che parla; senza vita sono gli occhi spenti di colui alla cui parola e al cui cenno si muove tutto ciò che ha vita" (Massimo il Confessore)» (Benedetto XVI).

Nell'abbracciare liberamente la croce, Gesù, Verbo di Dio, tace perché ormai si è offerto totalmente in dono, e, non avendo più nulla da aggiungere al dono di Sé, tace perché dalla sua morte si sprigioni e si comunichi agli uomini l'infinita capacità di amare di Dio. Quell'amore infinito ora non ha più bisogno di essere annunciato a parole. Nella croce, esso ha trovato il suo massimo inveramento, il suo sigillo di autenticità.

Per quanto arduo e paradossale possa risuonare ai nostri orecchi, lì, nel corpo di Gesù crudelmente straziato, l'amore trionfa. Lì, l'amore umiliato e vilipeso dagli uomini, rifulge in tutta la sua bellezza. Lì l'amore fedele di Dio, che Gesù è venuto a rivelarci, regna sovrano e incontrastato.

Il silenzio del Verbo di Dio sulla croce può essere visto anche come l'epilogo eloquente dei vari silenzi di cui è costellata la sua vita, soprattutto le ultime e drammatiche ore della sua passione. Si pensi al silenzio eroico assunto da Gesù durante il duplice processo-farsa, quello religioso, di fronte al sommo sacerdote Caifa, e quello politico, di fronte a Pilato.

Quel silenzio di Gesù non è un silenzio di disprezzo nei confronti delle autorità religiose e politiche, bensì un silenzio di conformità alla sua vocazione di Messia sofferente, un silenzio nel quale e col quale Gesù rimette la sua causa al Padre e si abbandona fiduciosamente nelle sue mani.

Il silenzio di Gesù umiliato, flagellato, incoronato di spine e presentato alla folla da Pilato con le parole: «Ecco l'uomo!», è un silenzio nel quale si dispiega l'incommensurabile e filiale fiducia che Gesù nutre nel Padre suo. A lui, in quel momento, ben si addicono le parole del Salmo 39: «Ammutolito, non apro bocca, perché sei tu che agisci» (v. 10).

Similmente, quando Pilato incalza Gesù con la domanda: «Di dove sei tu?» – una domanda che tocca appunto il mistero profondo della sua identità –, Gesù non gli risponde. Gesù tace, quasi a voler rimandare Pilato – e con lui gli uomini di tutti i tempi che si pongono questa cruciale domanda sulla sua identità – al mistero della sua origine divina.

Sì, quello di Gesù è dunque un silenzio colmo di fiducia e di abbandono alla volontà del Padre. È un silenzio vivificato dalla linfa dell'amore divino che, sulla croce, scorre in maniera inarrestabile e parla, più di molte parole, del volto umile e misericordioso del Padre che vuol salvare l'umanità con l'Amore.

Contemplando il Cristo morente sulla croce che spezza il suo silenzio sole per dire le sue ultime parole d'amore: per consegnare la Madre Maria all'apostolo Giovanni e viceversa, per dire che "ha sete" – che, cioè, desidera ardentemente la salvezza dell'umanità – e per dire che, con il dono supremo di Sé sulla croce tutto era "compiuto", ci sentiamo anche noi esortati ad entrare in un silenzio gravido e fecondo di vita e di amore, dove ritrovare il significato autentico della nostra umanità e le ragioni che fondano la nostra sequela di Lui.

Invochiamo dunque il Crocifisso così:

– o Gesù, donaci di rinnovarci nella verità che ci rende liberi, la verità che Tu hai incarnato e che il mondo ha crocifisso e continua a crocifiggere, oscurandola e deturpandola nelle spire del male;

– o Gesù, donaci di diventare sempre più vulnerabili alla gratuità del tuo Amore, quell'Amore fedele che si ostina ad amare anche là dove esso si scontra con l'aperta ostilità, la malevolenza, il rancore, l'odio, la malvagità dell'uomo;

– o Gesù, donaci di non stancarci mai di seminare il bene, anche là dove esso non è compreso, e dove interessi di parte e biechi egoismi sembrano minarne la fecondità, affinché la Vita che viene da Te trionfi tra gli uomini;

– o Gesù, donaci di perseverare al cuore della prova e del dolore, nell'umile attesa del compimento di quel disegno di salvezza che Dio, nella sua grande misericordia, ha in serbo per ciascuno di noi. Come diceva Don Tonino Bello:

«Quando il sole si eclissa pure per noi e il cielo non risponde al nostro grido, quando la terra rimbomba sotto i nostri passi e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare, restaci accanto (o Signore). In quel momento rompi pure il silenzio per dirci parole d'amore! E sentiremo i brividi della Pasqua».
AMEN