Nell’omelia dell’Abate Donato, pronunciata venerdì 21 durante le esequie, un ricordo del caro Fra Carlo, scomparso nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 aprile.


 

ESEQUIE DI D. CARLOMANNO GROSSI O.S.B.
21 aprile 2017

D. Carlomanno – Fra Carlo, come veniva normalmente chiamato – è entrato nella Vita nuova del Risorto proprio nell'Ottava di Pasqua, in uno dei giorni più luminosi e gioiosi dell'Anno liturgico, i giorni in cui la "Festa delle feste" si prolunga in maniera intensa nell'arco di otto giorni, per poi riverberarsi nella "cinquantina pasquale" e su tutto il resto dell'Anno liturgico.

La Pasqua, «giorno che ha fatto il Signore» – come andiamo ripetendo durante questa Ottava –, giorno in cui il Cristo ha infranto definitivamente le catene della morte e, con la sua Risurrezione, ci ha spalancato le porte della vita eterna. Quale sfondo migliore per vivere, alla luce della nostra fede cristiana, il trapasso di Fra Carlo da questo mondo alla vita eterna.

L'episodio evangelico offertoci dalla liturgia odierna, mette poi in luce due atteggiamenti – diversi eppur complementari perché entrambi illuminati dalla luce della Pasqua – che possiamo applicare al nostro fratello Carlo.

Si tratta di due atteggiamenti presenti rispettivamente in Giovanni, il «discepolo che Gesù amava», e Pietro. Il primo dimostra di avere un occhio acuto che sa riconoscere in quello sconosciuto che stava sulla riva del lago di Tiberiade il Signore risorto; il secondo – sentito che si trattava di Gesù risorto – dà ancora una volta prova di quel misto di entusiasmo e di impazienza che lo ha sempre caratterizzato, e, stringendosi le vesti ai fianchi, si getta in acqua per raggiungere al più presto la riva e incontrare il Signore risorto.

Al di là della malattia che lo aveva debilitato e che, ultimamente, gli aveva consunto il corpo e la mente facendolo sprofondare in uno stato di torpore e di incoscienza, mi piace pensare che la grazia di Dio – come Essa sola sa fare – abbia mantenuto vigile l'animo di Fra Carlo, e che questi abbia potuto andare incontro al Signore risorto che lo attendeva sulla riva dell'eternità con quegli stessi atteggiamenti esternati da Giovanni e da Pietro.

Anzi, sono certo che la semplicità, l'umiltà e la mitezza con cui Fra Carlo ha dedicato la sua vita al Signore e ai fratelli nella vita monastica, lavorando e servendo con docile disponibilità là dove l'obbedienza lo indirizzava, l'abbiano senz'altro forgiato e preparato a riconoscere il Signore risorto con l'occhio della fede, come l'apostolo Giovanni, e, come l'apostolo Pietro, gli sarà sicuramente andato incontro con l'entusiasmo impaziente di chi, per tutta la vita, si è affidato a Dio e ha cercato in Lui il compimento delle attese più profonde e più vere della propria umanità.

Sono certo che l'Amore immenso con cui Dio circonda la vita di ciascuno di noi, e che le fragilità e le ombre dei limiti insiti nella nostra natura umana non ci fanno accogliere in tutta la sua perfezione, rifulga ora agli occhi di Fra Carlo in tutta la sua potenza e chiarità. In questo Amore ora egli è davvero beato, ossia felice, e non più transitoriamente, ma per sempre.

Ora che per lui sono passate le cose di questo mondo, può sperimentare la Vita stessa di Dio, là dove non c'è più né dolore né pianto né esperienza della propria debolezza e delle proprie infedeltà, là dove albergano definitivamente la pace e la gioia tanto anelate su questa terra. Ora Fra Carlo può finalmente godere pienamente di quella luce divina che appiana e rischiara le increspature del nostro pellegrinaggio terreno. Sì, ora ogni apprensione e ogni timore hanno per sempre lasciato il posto alla dolcezza dell'Amore senza fine con cui Dio Padre accoglie i suoi figli nel suo abbraccio comunionale.

Infine, dalla pagina evangelica proclamata mi piace cogliere anche quel gesto così familiare e teneramente umano compiuto da Gesù risorto quando – nell'attesa che i suoi discepoli ritornino a riva dopo una pesca finalmente fruttuosa causata dalla fiducia riposta nella sua parola – si mette a preparare loro la colazione sulla riva del lago.

Mi sovvengono, al riguardo, le parole che Gesù stesso disse un giorno ai suoi discepoli, quando li esortava a farsi trovare pronti all'arrivo del padrone, «con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35):

«Beati quei servi – disse Gesù – che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12,37).

Nella sua vita monastica Fra Carlo si è stretto tante volte le vesti per servire la comunità: dal lavoro impegnativo e continuativo della cucina a quello del negozio, e alle altre attività che gli venivano di volta in volta richieste. In tutto ha perseverato giorno dopo giorno nella sequela di Gesù e nel suo attaccamento fedele alla comunità, mantenendo sempre accesa la lampada della fede, della speranza e della carità. Dopo aver tanto servito, ora è Fra Carlo ad essere servito dal Signore risorto nel banchetto celeste.

E allora, caro Fra Carlo, va in pace verso la Pace eterna, e ti avvolga l'abbraccio misericordioso del Signore che per tanti anni hai umilmente servito nei fratelli.

La Vergine Maria, alla quale tante volte hai affidato la tua accorata preghiera, e le innumerevoli schiere degli Angeli e dei Santi ti accompagnino nelle dimore celesti dove il Signore Risorto regna glorioso.

E tu – dal canto tuo – continua ad accompagnare noi, che siamo ancora pellegrini su questa terra. Stacci vicino con la tua preghiera di intercessione e continua a guardarci con il tuo affetto fraterno.

Sì, come, nella semplicità del tuo cuore e della tua vita, hai sempre voluto bene a questa tua comunità, continua a pregare perché il nostro sguardo non si posi sulla scena di questo mondo, ma, nella luce del Vivente, sia sempre rivolto verso il Sommo Bene, Dio, presso cui rigenerare quotidianamente la nostra ricerca di Lui e la testimonianza del nostro reciproco amore.

E così sia.