Una basilica gremita per pregare assieme per il caro dott.Mariano Casano ad un mese dalla sua scomparsa

Familiari e amici si sono ritrovati insieme nella gremitissima Basilica Cattedrale dell'Abbazia per ricordare assieme nella preghiera il caro dott. Mariano Casano, scomparso il mese scorso lasciando tutti nello sconforto.

Una persona sempre disponibile e vicina all'Abbazia di Montecassino, un professionista serio e scrupoloso ma anche attento all'aspetto umano di chi gli stava di fronte, il dott. Casano, da tanti anni era vicino alla Comunità monastica di Montecassino che ha voluto ricambiare la stima e l'affetto di tanti giorni passati assieme nella quotidianità delle rispettive occupazioni, con una Celebazione Eucaristica in suo suffragio, presieduta dall'Abate Donato.

 

 

Di seguito il testo integrale dell'omelia pronunciata dal p.Abate durante la Celebrazione.

 

 
BEATA VERGINE MARIA REGINA
Trigesimo del Dott. Mariano Casano


La celebrazione di Maria Regina è collocata sette giorni dopo la solennità dell'Assunta a complemento del mistero che ha avvolto la Madonna dal suo immacolato concepimento fino alla sua Assunzione in corpo e anima in cielo, lì dove ora, in stretta associazione col Figlio suo Gesù, Signore e Re dell'universo, è anch'Ella esaltata come Regina del cielo e della terra.

Se con la nascita di Cristo, Dio ci aveva dato Maria come "madre" – e questo è l'aspetto sottolineato dalle letture ascoltate –, con la sua assunzione e incoronazione a regina del cielo e della terra ce la ridona, per così dire, come potente interceditrice della gloria eterna che ci attende nel regno dei cieli.

È proprio in quest'ottica che vogliamo oggi celebrare il trigesimo del nostro fratello Mariano, dopo la recente e imprevista scomparsa.

Conserviamo in noi ancora molto vivo il ricordo della sua affabilità, della sua disponibilità, della grande e rara competenza con la quale svolgeva la sua professione, della liberalità gioiosa e allo stesso tempo discreta con cui sapeva venire incontro alle necessità altrui. Lo può testimoniare anche la nostra comunità monastica – da lui ampiamente beneficata – che gli è e gli sarà sempre riconoscente attraverso il pensum servitutis nostrae, la preghiera.

È su di essa che facciamo leva nel riaffidare il nostro fratello Mariano all'intercessione materna di Maria regina, la cui regalità – analogamente a quella del Figlio suo Gesù – si esprime nella misericordia. In uno dei suoi sermoni S. Bernardo così si rivolgeva a Lei:

«Come potresti tu, o Maria, ricusare di soccorrere i miseri, dal momento che sei la regina della misericordia? E chi mai sono i sudditi della misericordia, se non i miseri? Tu sei la regina della misericordia e io, essendo il peccatore più misero di tutti, sono il più grande dei tuoi sudditi».

Siamo tutti miseri, cioè bisognosi di misericordia, e in tal senso siamo tutti sudditi di Maria, regina e madre di misericordia. Perciò amiamo pensare che il nostro fratello Mariano – che di Maria condivideva il nome – abbia attraversato la linea di separazione tra la vita e la morte accompagnato dallo sguardo misericordioso della Madonna, della nostra Madre celeste che – come recitiamo nell'Ave Maria, prega per noi peccatori non solo durante la nostra vita terrena, ma anche nel momento cruciale della nostra morte, in quel momento supremo nel quale l'anima, staccandosi dal corpo, è chiamata – senza alcun condizionamento e nella piena luce della propria storia – a decidersi definitivamente per Dio e a lasciarsi avvolgere, per i meriti di Gesù, dal suo abbraccio misericordioso.

Le parole dell'Ave Maria: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte», sono per noi credenti di grande consolazione perché, anche se dobbiamo affrontare da soli il passaggio da questo mondo all'eternità, abbiamo la certezza che Maria è lì, al nostro fianco. Don Tonino Bello così evoca tale presenza materna di Maria:

«Santa Maria, donna di frontiera, c'è un appellativo dolcissimo con cui l'antica tradizione cristiana, esprimendo questo tuo stare sugli estremi confini della terra, ti invoca come "porta del cielo".

Ebbene, nell'ora della morte, come hai fatto con Gesù, fermati accanto alla nostra solitudine. Sorveglia le nostre agonie. Non muoverti dal nostro fianco. Sull'ultima linea che separa l'esilio dalla patria, tendici la mano. Perché, se sul limitare decisivo della nostra salvezza ci sarai tu, passeremo la frontiera. Anche senza passaporto».

Amiamo immaginare che anche per il nostro fratello Mariano sia avvenuto così, che cioè Maria abbia vegliato su di lui, che sia rimasta imperterrita al suo fianco fino all'ultimo respiro, che abbia pregato per lui e lo abbia introdotto alla presenza del Signore affidandolo alla sua divina misericordia.

 

E così sia.