Il non riconoscere quello che siamo scombina l’equilibrio interiore, sfilaccia il nostro “io” facendogli perdere il senso della verità delle cose e della propria responsabilità nel mondo. Omelia di S.E. Donato Ogliari nel giorno dell'Immacolata Concezione

Abbazia di Montecassino
Basilica Cattedrale
Omelia nella festività dell' Immacolata Concezione

Tra le figure di spicco che ci accompagnano in questo tempo di Avvento, campeggia su tutte quella di Maria di Nazareth, prescelta da Dio per accogliere nel suo grembo il Figlio fatto uomo...

La solennità dell'Immacolata concezione che oggi celebriamo ci ricorda, infatti, il mistero di questa fanciulla che – per pura grazia – Dio ha preservato dal peccato originale affinché il Figlio suo potesse incarnarsi in un grembo tutto puro, come è puro il Cielo dal quale il Cristo sarebbe disceso.

Sì, oggi celebriamo il mistero di Maria, resa pura fin dal suo concepimento perché potesse contenere l'immensità di Dio!

In contrasto con questo mistero di bellezza, la Liturgia della Parola ha offerto alla nostra attenzione il racconto della caduta dei nostri primogenitori, Adamo ed Eva, caduta a causa della quale ogni essere umano nasce con una radice negativa, che la Bibbia chiama "peccato originale", e che può essere sostanzialmente definito come il desiderio dell'uomo/creatura, di diventare come Dio/Creatore, usurpandone il posto.

È il grande peccato dell'uomo, quello di non accettare il proprio limite, la finitezza della propria natura umana, segnata dalla precarietà e dalla transitorietà.

Da lì, da questa non-accettazione che si trasforma in ribellione, nasce la violenza che l'uomo porta dentro di sé e che si manifesta nelle varie forme con cui il male si rende presente nella nostra vita e nella storia dell'umanità: dalle realtà ordinarie e quotidiane a quelle su scala universale: dall'incomprensione o dalla chiusura del cuore nei confronti di chi ci sta accanto, alle oppressioni, alle ingiustizie, alle guerre che deturpano la faccia della terra.

Il non riconoscere quello che siamo scombina l'equilibrio interiore, sfilaccia il proprio "io" facendogli perdere il senso della verità delle cose e della propria responsabilità nel mondo: di qui il palleggiamento: Adamo accusa la moglie di averlo istigato a mangiare del frutto proibito, ed ella, a sua volta, accusa il serpente...

Il peccato è la sola cosa che inquina veramente l'uomo e che attenta alla sua integrità.
Si ha paura di tante cose: dell'inquinamento atmosferico, dei "mali oscuri" del corpo che la medicina non riesce ancora a curare, della crisi finanziaria e degli indicatori economici al ribasso, del terrorismo, ecc.; ma del peccato sembra che si sia perso il senso profondo, e si tende a sminuirlo se non addirittura a giustificarlo, facendo tacere la voce della coscienza, che dal profondo del nostro cuore, si erge a metterci in guardia dal male che ci seduce o che ci circonda.

La domanda "Dove sei?", rivolta da Dio ad Adamo nell'Eden, è la domanda che Dio continua a rivolgere all'uomo di ogni tempo, e che oggi sentiamo come particolarmente rivolta a noi:

Dove ci situiamo nel nostro rapporto con Dio?
Da che parte intendiamo stare? Dalla parte della verità, esigente ma liberatrice, che proviene da Lui, o nelle nostre pseudo-autosufficienze?
E chi mi sta accanto è un compagno di viaggio con cui cercare il bene mio e altrui, o qualcuno da sfruttare per i miei egoistici interessi?

CRISTO

Cristo, divenendo uomo per salvarci e recuperarci alla comunione con Dio, ha eliminato il peccato originale, ma non il fascino del male con il quale dobbiamo confrontarci quotidianamente, e col quale forse sporchiamo un po' il cuore a motivo delle nostre debolezze e fragilità.

Un'unica creatura è stata "salvata preventivamente", Maria appunto. E anche se in questo ella è certamente unica e inimitabile, la Chiesa ci invita a fissare egualmente lo sguardo su di Lei, l'Immacolata, per far sorgere in noi la nostalgia di quella bellezza e il bisogno di ricercare senza posa ciò che è integro, bello, vero, pulito, onesto, sia nel nostro cuore che nelle nostre azioni.

In questo senso, il dogma dell'Immacolata ci dice qualcosa di sommamente positivo: guardando Maria scopriamo come possiamo vivere da salvati; scopriamo che Dio è più forte del peccato e che dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia (cf. Rom 5,20).

Maria è il segno e la garanzia di tutto questo. La Chiesa intera, dietro di lei, è chiamata a divenire "tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef 5, 27).

Un testo del concilio Vaticano II così recita: "Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima vergine la perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti" (Lumen gentium, n. 65).

Maria ci insegna che donando la nostra vita, dicendo "sì" al progetto di Dio, ci è possibile affrontare e sconfiggere il peccato che ci assedia.

E ci insegna che il modo più efficace per sconfiggerlo è racchiuso nell'impegno quotidiano a tradurre in gesti concreti le parole che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: siamo stati scelti in Cristo "prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità".

La carità non solo copre una moltitudine di peccati, ma è anche l'antitodo che ci aiuta a non ripiegarci sulle nostre pseudo-sicurezze, ma a trovare nel dono di noi stessi agli altri la ragione profonda della nostra vita su questa terra, ragione che è indissolubilmente legata al riconoscimento amoroso di Dio, luce ai nostri passi e senso ultimo della nostra esistenza.
Affidiamoci all'intercessione potente di Maria, nostra sorella nel pellegrinaggio della fede, della speranza e della carità, e nostra Madre, amorosa e protettrice, nelle difficoltà del cammino di quaggiù.

Affidiamoci a Lei con le parole vibranti di san Bernardo:

Se t'imbatti negli scogli delle
tribolazioni,
guarda la stella, invoca Maria.

 

Se sei sbattuto dalle onde della
superbia, dell'ambizione,
della calunnia, della gelosia,
guarda la stella, invoca Maria.

Se l'ira e l'avarizia o le lusinghe
della carne
hanno scosso la navicella del tuo animo,
guarda la stella, invoca Maria.

 

Se turbato dall'enormità dei peccati,
confuso dall'indegnità della coscienza,
impaurito dall'orrore del giudizio,
tu cominci ad essere inghiottito
nel baratro della tristezza,
nell'abisso della disperazione,
pensa a Maria.

Nei pericoli, nelle angustie,

nelle incertezze,

pensa a Maria, invoca Maria.
Non si allontani dalla tua bocca,
non si allontani dal tuo cuore.

 



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