"Le opere di carità e di misericordia siano le luci più belle di questo Natale": l'omelia del 25 dicembre dell'Abate Donato.

 

 

La luce del sole filtrata dalla finestra di alabastro, la magistrale esecuzione all'organo del M°Michele D'Agostino, le voci del coro dei monaci e le parole dell'Abate Donato nella sua omelia: questa la cifra distintiva della mattina di Natale nella Basilica Cattedrale di Montecassino.

Dopo la S.Messa della notte, che ha visto una Basilica piena di fedeli, la celebrazione della mattina del 25 dicembre in Abbazia, presieduta dall'Abate Donato, ha raccolto accanto alla tomba di S.Benedetto e S.Scolastica moltissime persone che, anche quest'anno, hanno desiderato trascorrere il loro Natale con la Comunità monastica.

Al termine, l'abate Donato ha impartito la benedizione con indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, confessati e comunicati, hanno preso parte alla celebrazione.

 

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NATALE DEL SIGNORE

Messa del giorno 2015


Carissimi fratelli e sorelle,

Come ogni anno, il giorno di Natale siamo di fronte a questa pagina sublime dell'Evangelista Giovanni, il cosiddetto prologo del suo Vangelo che dà inizio al testo riguardante la vita di Gesù. È un testo sublime, dicevo, perché ci fa quasi toccare con mano questo grande mistero del figlio di Dio - il Verbo, la Parola- che si incarna in mezzo a noi.

Immaginiamoci questo movimento di discesa: il cielo che si congiunge alla terra il divino che tocca l'umano attraverso il Verbo di Dio, che non è più la parola proclamata tramandata dai profeti, ma assume la nostra carne mortale, la fragilità della nostra vita umana con tutti i suoi limiti, incluso la morte.

"Perché il Figlio di Dio si è fatto carne"? Per la nostra salvezza. Ma ci chiediamo ancora : "perché ha voluto salvarci"? Il pensiero va al peccato originale dal quale solo Dio poteva salvarci e poteva farlo solo mandando suo figlio tra noi. Ma la motivazione portante è l'amore che Egli ha per noi: per essere sicuro che il suo fosse un amore senza limiti, ha mandato suo figlio perché, facendosi uomo nel figlio, Dio avrebbe potuto amare tutti gli uomini come amava il figlio suo. Dunque è disceso tra gli uomini per la nostra salvezza e per amare tutti come Egli, il padre, ama il figlio suo Gesù. E così facendo il circolo dell'amore trinitario si allarga alla terra, alla nostra umanità .

Ma questo brano del Vangelo ci mette in guardia perché la nostra reazione può essere anche di segno opposto: può esserci l'accoglienza e, se lo accogliamo, Dio diventa il sostegno, la roccia a cui appoggiarci roccia che mai viene meno. Ed entriamo nel flusso di questo amore. Ma può esserci anche il rifiuto: la luce non è stata accolta da tutti, molti hanno cercato di ostacolarla. È il dramma della libertà umana e delle scelte che in questa libertà noi siamo chiamati a compiere, che includono anche là possibilità del rifiuto, della non accoglienza di Gesù nella nostra vita e, rifiutando l'amore di Gesù, entriamo nell'ottica del male.

Quando ci lamentiamo tanto del male che è nella società e nel mondo, dovremmo fermarci e domandarci: da dove nasce tutto questo male? Fondamentalmente nasce dal non volere accogliere Gesù nella nostra vita e, di riflesso, dal non volere accogliere gli altri e in qualche caso neppure se stessi. L'amore che siamo chiamati ad accogliere in noi, e che proviene dal Signore, illumina non soltanto le nostre relazioni con gli altri, ma anche il rapporto con noi stessi, ci sentiamo bene, profondamente realizzati quando ci lasciamo raggiungere da questo raggio benefico dell'amore del Signore. Un richiamo allora a concedere maggiori attenzioni, sollecitudini verso quanti ci circondano e anche a volere più bene a noi stessi.

Se si avesse il coraggio e la pazienza di esaminare i vari beni che auguriamo a noi stessi e anche agli altri, soprattutto quando arriva il Natale quando auguriamo tante cose belle come da consuetudine, ci accorgeremmo che è qualche cosa che rinvia oltre noi stessi e che noi da soli non saremmo in grado di produrre. È qualcosa per cui abbiamo davvero bisogno che il Signore prenda le redini della nostra vita, di questa nostra umanità ferita che spesso si perde nei meandri della indifferenza, dell'odio, della violenza e della guerra. Scopriremmo che il bene che noi vogliamo è proprio ciò che Gesù vuole per noi, il motivo per cui è nato come uno di noi, e dunque rifiutarlo significa rifiutare il bene e darci in pasto al male.

Accogliamo allora Cristo che bussa ancora una volta alla porta della nostra vita, delle nostre famiglie e delle nostre comunità. Questo suo amore accogliamolo come ci invita a fare anche il canto natalizio Adeste Fideles in cui ad un certo punto si dice: "Come non riamare colui che ci ha tanto amato?" Di fronte ad una persona che ci vuole bene, che ci ama, sentiamo tutti il desiderio di contraccambiare al meglio e lo stesso atteggiamento dovremmo averlo di fronte al Signore, soffermarci a pensare all'amore grande che Egli ha per noi.

Come lo riamiamo, cosa gli diamo in cambio pur nella nostra povertà, nella nostra piccolezza? Questo è un pensiero di commozione e di gratitudine e di amore per Gesù che nasce in mezzo a noi e questo è ciò che Egli si aspetta da noi: che lo riamiamo. Perché questo amore sia a tutto tondo ha bisogno che si traduca in gesti concreti verso coloro che ci stanno attorno.

Papa Francesco, nella bolla di indizione dell'anno della Misericordia, ci ha ricordato che nella nostra vita cristiana ci sono anche le cosiddette opere di misericordia corporali e spirituali. Varrebbe la pena andarle a rispolverare perché sono come delle direttrici che ci indicano il cammino, ci indicano come rendere visibile l'amore misericordioso del Padre di cui noi per primi siamo fatti oggetto, come riversarlo su coloro che ci stanno accanto.

Queste sono le luci più belle che Egli si attende da noi, non sono quelle del presepio, per quanto belle e suggestive, ma sono le luci della carità e dell'amore misericordioso che noi seminiamo attorno a noi. E, come ho già fatto questa notte durante la Messa della Notte Santa, voglio riproporre anche a voi le parole di Madre Teresa di Calcutta, beata e tra poco santa:

È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.

È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

E così sia.
Questo il mio augurio per tutti voi.

Buon Natale.

 

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