Storia-soppressione abbazia

 

L'Abbazia di Montecassino visse momenti di grande incertezza all'inizio del 1800 fino al ritorno dei Borboni nel regno. La montagna era occupata dai briganti e i monaci furono costretti a fornire il vitto giornaliero ai soldati. I moti del 1820 portarono conseguenze anche all'Abbazia di Montecassino che nel marzo 1821 subì l'occupazione delle truppe austriache e i monaci furono costretti a cedere anche le loro stanze. Mentre in Italia si allargavano i moti rivoluzionari, a Montecassino si assistette ad un rinnovato fervore culturale con la figura di Luigi Tosti che incarnava in sé la fedeltà alla tradizione della Chiesa e una sincera italianità.

Con Federico I anche per Montecassino si ebbe un periodo di politica repressiva: la polizia borbonica perquisì l'archivio cassinese e pose sotto sequestro la tipografia del monastero. Nello stesso anno però nasceva il collegio laico di Montecassino.

Nonostante Montecassino avesse avuto rassicurazioni che sarebbe stato risparmiato dall'applicazione delle leggi di soppressione del 1866, nel 1868 la legge ebbe concreta applicazione anche per Montecassino e il risultato fu l' incameramento di tutti i beni appartenenti alla comunità monastica con tutto i patrimonio immobiliare. Il Monastero viene dichiarato Monumento Nazionale: l'abate poteva continuare a rivestire funzione di Ordinario della Diocesi Cassinese, la Chiesa Abbaziale costituiva la residenza del capitolo. I monaci poterono restare in Abbazia come canonici della chiesa cattedrale e custodi del complesso abbaziale.

Nel 1875 Montecassino si arricchì dell'Osservatorio meteorologico che cominciò a funzionare solo nel 1876. Nel XIV anniversario della nascita di San Benedetto venne consacrata la Torre, il nucleo del primitivo monastero abitato da San Benedetto, restaurata e decorata dalla scuola d'arte di Beuron di D. Desiderius Lenz.