Storia-ricostruzione abbazia

 

Il successore dell'abate Gregorio Diamare fu Ildefonso Rea che si strinse subito attorno ai monaci e, nel secondo anniversario della distruzione, lanciò un appello alla radio in cui affermò con molto realismo che, affinché Montecassino potesse essere di nuovo com'era e perchè la parentesi dolorosa della guerra si potesse definire chiusa, il cammino era ancora lungo. Lo stesso papa Pio XII intervenne più volte affinché tutti si impegnassero nella ricostruzione di Montecassino e che un aiuto venisse dai più facoltosi e generosi.

Nel gennaio del 1946 la Commissione ministeriale dei lavori pubblici decise di ricostruire l'abbazia "dov'era, com'era" secondo una formula auspicata dallo stesso Abate Rea.
Una volta fissati i criteri fondamentali, iniziò l'opera di restauro con l'impiego di fondi tratti dal bilancio ordinario dello Stato tramite il ministero dei Lavori Pubblici data la natura demaniale che avevano gli edifici monastici dopo la legge di soppressione del 1866.
Nell'Aprile del 1949 venne comunicato all'Abate Rea che la domanda di concessione dei lavori di ricostruzione era stata accolta sulla base del progetto realizzato dall'ing. Giuseppe Breccia Fratadocchi che prevedeva in primo luogo la realizzazione della chiesa abbaziale. Il monaco Don Angelo Pantoni, aiutò molto nel piano di ricostruzione in quanto in qualità di ingegnere aveva eseguito alla fine degli anni '30 rilievi planimetrici che si rivelarono di fondamentale importanza in quei giorni.
Nel 1949 arrivò a Montecassino anche il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi che consegnò la medaglia d'oro alla città di Cassino e all'Abbazia.
Mentre si stava ricostruendo il monastero vennero rinvenuti i resti mortali di San Benedetto e Santa Scolastica nel 1950 e, dopo essere state pienamente recuperate ed analizzate, il 1° dicembre 1955 le reliquie vennero ricollocate sotto l'altare maggiore.