A quell’apparizione, le donne ebbero un’istintiva reazione di paura, che l’evangelista subito annota: «Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra». Il loro l’animo era come paralizzato, non sapevano che senso dare all’assenza del corpo di Gesù e alla presenza di quei due angeli.
Di qui la domanda, velata di rimprovero, che questi ultimi rivolgono alle donne: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea».
Le parole di quei due angeli risuonano come un invito – che mantiene tutta la sua validità anche per noi – ad andare oltre

 

i ragionamenti umani, ragionamenti che non possono che basarsi sull’esperienza della nostra finitudine e della transitorietà della vita terrena, e ci sospingono ad aprire il cuore e ad abbracciare la fede nel mistero di Cristo Crocifisso e Risorto.
Le parole dei due angeli spostano, cioè, l’attenzione dal “come” la Risurrezione di Gesù sia avvenuta, al “che cosa” sia accaduto attraverso di essa.
Al riguardo, è molto significativa l’espressione che gli angeli utilizzano per parlare di Gesù risorto: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Come a dire: non sono vivi solo le sue idee e il suo insegnamento, poiché questo avviene anche per i grandi sapienti del passato. Nel caso di Gesù, invece, è lui stesso ad essere vivo perché è risorto e il suo corpo è stato sottratto alla morte.
Ciò significa che Egli rimane sempre con noi, ci parla, condivide le nostre gioie e le nostre pene, ci vuole bene e ci sostiene nel nostro quotidiano cammino.
Se, infatti, è vero che la Croce di Gesù resta il centro di gravità per la nostra fede cristiana, è altrettanto vero che senza risurrezione essa non avrebbe alcun senso.

Grazie alla risurrezione di Gesù la nostra vita può espandersi oltre la morte e godere della vita eterna, presso la quale ha già portato la nostra umanità; la risurrezione di Gesù ci consente di non rassegnarci all’esperienza dei nostri limiti e della nostra incompiutezza; ed è sempre grazie dalla risurrezione di Gesù che noi attingiamo la forza necessaria per affrontare le prove della vita.
La luce e la speranza che promanano dalla risurrezione di Cristo ci consentono di abbracciare anche le nostre ferite, liberando quelle energie che sono come imprigionate e immobilizzate dalla sofferenza, dal dolore o dalla presenza del male, e trasformando le esperienze più negative in nuove occasioni di vita.
Ecco perché il mistero pasquale di Gesù morto e risorto rappresenta il cuore pulsante della nostra fede! Ed è con questo cuore pulsante che anche il cuoricino del piccolo Francesco – che tra poco sarà battezzato – comincerà a battere all’unisono. Morendo al peccato originale e risorgendo a vita nuova attraverso il battesimo, Francesco diventerà luce in Cristo, e inizierà – come nuovo membro della Chiesa – il suo percorso di fede, sostenuto dai suoi cari, dal padrino e dalla madrina, e dalla preghiera e dalla testimonianza di tutti noi e, particolarmente, della comunità cristiana alla quale appartiene.
E allora, sorelle e fratelli carissimi, facciamo risuonare nel nostro cuore l’Alleluja pasquale che, in questa notte santa, è tornato a risuonare sulle nostre labbra. Allelluja significa: “Lodate Jahvè”. È un canto di lode e di giubilo a Dio che ha risuscitato Gesù, ma è anche il grido di tutta la Chiesa che, nel suo pellegrinaggio terreno, si affida con fiducia e speranza a Gesù risorto.
Ancora una volta, esortiamoci a vicenda con le parole di sant’Agostino:
«Lodiamo il Signore, fratelli, con la vita e con le labbra, col cuore e la bocca, con la voce e la condotta. (...) Cantiamo l’alleluia pur in mezzo alle preoccupazioni, perché possiamo cantarlo un giorno nella pace totale. Cantiamo l’alleluia in mezzo ai pericoli e alle tentazioni. (…) Canta come fa il viandante, canta, ma cammina. Canta per sostenere la fatica, non lasciarti prendere dall’indolenza. Canta e cammina. Che significa: cammina? Avanza, avanza nel bene. Avanza in rettitudine di fede, in purezza di vita. Canta e cammina». E così sia!

22 luglio - 30 ottobre 2022 - Museo Abbazia di Montecassino
In mostra opere di Renato Mambor

 

MC LOCANDINA MAMBOR